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martedì 31 maggio 2016

L'amore a Gesù



1. Noi sentiamo dentro il nostro cuore un bisogno irresistibile: il bisogno di amare. Ci dovrebbe quindi risultare facile amare Gesù, il più meraviglioso degli uomini, l'unico uomo che è anche Dio. Noi amiamo volentieri un'automobile, un orologio, un quadro, perché sono belli. Che cosa sono tutte queste cose di fronte al Signore? Eppure lo amiamo tanto poco, o solo nei momenti di bisogno.
2. Noi non amiamo, o amiamo poco Gesù, ma lui sicuramente ci ama. Ci ama tanto, che fin dalla nascita ha pensato unicamente alla nostra salvezza. Per noi ha rinunciato a rimanere solo Dio, per noi si è fatto debole bambino, per noi ha svolto la sua missione di salvezza tra mille difficoltà e incomprensioni, per noi ha sopportato insulti e flagelli, per noi ha versato il suo sangue, per noi è morto. È difficile immaginare cosa un uomo possa fare di più per gli altri.
3. Eppure a lui tutto questo è sembrato poco. In più ci ha voluto lasciare il sacramento del suo corpo in cibo e del suo sangue in bevanda. Noi ci commuoviamo davanti a un bambino che ci sorride, perfino davanti a un cagnolino che ci scodinzola attorno. E non sappiamo corrispondere all'amore infinito di Dio. Non dobbiamo avere paura, o vergognarci di mostrargli il nostro affetto. Egli se l'aspetta, ce lo chiede. Egli è pronto ad accogliere il nostro amore, anche se in passato l'abbiamo offeso. Se abbiamo un po' di sensibilità, non possiamo rimanere indifferenti davanti alla tenerezza di Gesù.
Gesù è l'amore degno del nostro cuore, l'amore capace di appagare ogni nostra aspirazione e di darci la felicità. Gesù è la via da seguire, per non smarrire la strada della salvezza; solo Gesù è la verità; solo Gesù è la vita.
Amiamo Gesù. Ne ha diritto perché è nostro Dio, nostro Redentore, nostro amico fedele. Nessuno ci ha mai voluto bene quanto lui.
Amiamo Gesù con un amore vero, fuggendo il male, praticando i suoi insegnamenti, imitando i suoi esempi, senza vergognarci mai del suo Vangelo e della sua Chiesa.
Amiamo Gesù, e la nostra vita scorrerà serena, la nostra morte sarà dolce, la nostra eternità sarà felice.
Questo è anche l'invito della Madonna, in questo ultimo giorno del mese di maggio a lei dedicato. Durante questi giorni Maria ha parlato al nostro cuore, l'ha scosso con la meditazione delle verità eterne, perché ci diamo tutti al Signore. È proprio questo lo scopo della devozione mariana: di portarci a Gesù, di riposare sul suo cuore, per ottenere pace, forza e amore, così da vivere cristianamente, in attesa del paradiso.
Ascoltiamo gli inviti affettuosi della nostra Madre celeste, accontentiamo il desiderio del suo cuore materno: andiamo a Gesù, chiediamogli perdono dell'indifferenza passata e promettiamogli la nostra fedeltà.
Chiediamo a Maria che ci aiuti, ci incoraggi, ci assista, perché noi non ci allontaniamo mai più da Gesù e da lei. Dobbiamo essere capaci di chiudere il mese di maggio con questo proposito e con questa preghiera. Avremo la benedizione del Signore e di Maria, adesso, nell'ora della nostra morte e per sempre.

Inviato da:
Michela Silipigni

domenica 22 maggio 2016

Segreto della gioia quotidiana


Avere:
l'Eucarestia come centro,
il Vangelo come guida,
la Chiesa come Madre,
i poveri e gli ultimi come fratelli.

giovedì 25 giugno 2015

Meditazione personale Vangelo odierno


Mt 7, 21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Sicuramente dobbiamo ricordare che é importante farsi accompagnare dalla preghiera durante l'arco della giornata. Ma la vera fede, la si mostra con le opere. Quindi esercitiamoci nella carità, mettendo in pratica ciò che professiamo.
"L'Amico di Dio" è chi infatti come Abramo, che volendo sacrificare il proprio unico figlio al Signore si guadagnò questo appellativo e non chi come Giuda, segue il Maestro e lo ascolta, ma la sua mano gronda di sangue innocente.
"Se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una delle tue città del paese che il Signore tuo Dio ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso" (De 15,7).
Che la Santa Vergine possa intercedere per noi presso suo Figlio per farci questo inestimabile dono di grazia che é la carità.



sabato 13 giugno 2015

La casa di Dio


La casa di Gesù é nel cuore di chi spera in Lui. Perciò dice "Andate e battezzate tutti i popoli" e ci manda ad ammonire i fratelli sulla loro condotta perversa. Perché per chi spera Lui e lo teme, quando il Signore verrà con i suoi trofei nella gloria, verranno messi a capo della terra.
Dobbiamo quindi, convertirci ogni giorno e rimproverare noi stessi.
Perché dare al Figlio dell'Uomo un giaciglio per Lui, che non ha dove posare il capo, é cosa più che giusta. E nel cuore di tutti c'é un posto.
Che la Madre di Dio ci assista sempre.


Posted via Blogaway


mercoledì 3 giugno 2015

Discorso sulla carità

Dai “Discorsi” di san Fulgenzio di Ruspe, vescovo

Ricordiamo, fratelli, le parole del Signore: <Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano> (Lc 6,27). Ecco, il Signore ci ordina di estendere la nostra carità perfino ai nemici e di aprire il nostro cuore di cristiani anche a coloro che vi perseguitano.

Quelli, infatti, che ameranno i loro nemici e faranno del bene a coloro che li odiano, saranno figli di Dio. Ciò che poi riceveranno questi figli di Dio, ce lo dice l’Apostolo: <Lo Spirito stesso attesta al nostro spirité che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio e coeredi di Cristo> (Rm 8,16-17).

Per possedere l’eredità del Padre è indispensabile che siate larghi della vostra carità, non solo con gli amici, ma anche coi nemici. Non rifiutate a nessuno la carità che è un bene comune, non terreno ma celeste, elargito indistintamente a tutti gli uomini. Esercitatela tutti, e per farlo più pienamente, estendetela sia ai buoni che ai cattivi. La carità è un dono di Dio. L’avidità invece è un laccio del diavolo; e non solo un laccio, ma anche una spada, perché dopo aver catturato, uccide. La carità è la radice di tutti i beni, <l’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali> (1Tm 6,10).

L’avidità si tormenta continuamente perché non è mai sazia di quello che riesce ad avere. La carità invece è sempre lieta, perché più ha, più dà. E mentre l’avaro più accumula e più impoverisce, chi è generoso, più dà e più si sente ricco. L’avidità cerca sempre di vendicare i torti ricevuti e si agita; la gioia del perdono distende la carità nella pace.